È finito il weekend. Le orecchie fischiano ancora, i piedi fanno male, qualcuno conta i messaggi della notte. Sul litorale tra Molfetta e Giovinazzo ed in tutta la provincia la stagione è entrata nel vivo, le serate si moltiplicano, i locali si riempiono. Ma mentre la movida riprende fiato in attesa del prossimo venerdì, alcuni locali restano silenziosi.
Per capire perché i controlli siano diventati così serrati bisogna tornare alla notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. Al Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, alcune candele pirotecniche su bottiglie di champagne innescano un incendio. Le fiamme raggiungono i pannelli fonoassorbenti del soffitto, materiali non conformi, e in pochi minuti la sala è devastata. Muoiono 41 persone, ne restano ferite 115. Tra le vittime, sei adolescenti italiani tra i 15 e i 17 anni, riportati in patria con un volo di Stato. Il locale non veniva ispezionato dal 2020.
Il 26 gennaio il Ministero dell’Interno risponde con una direttiva a tutte le prefetture: controlli straordinari su ogni locale di pubblico spettacolo e su ogni pubblico esercizio. In Italia scatta una campagna capillare. A Firenze chiudono i primi due locali controllati. A Roma si contano 43 provvedimenti tra sequestri e chiusure. A Napoli, una discoteca viene fermata con 650 ragazzi dentro, più del doppio della capienza. A Como, due bar vengono denunciati perché organizzavano serate danzanti con sole licenze di somministrazione. Il pattern è sempre lo stesso: locali che sulla carta fanno una cosa e nella realtà ne fanno un’altra.
Sul litorale barese, la Prefettura di Bari attiva la Commissione Comunale di Vigilanza (C.C.V.L.P.S.) su tutti i Comuni dell’area metropolitana. A marzo, il Comune di Molfetta invia già una richiesta formale di documentazione al titolare di un Disco Pub sulla S.S. 16, licenza del 2009, sopralluogo in arrivo. Ma è giovedì 5 giugno che la situazione precipita in modo più netto.
Il locale era diventato uno dei più frequentati del nord barese. Inaugurata la stagione a Pasqua con serate affollatissime, il locale aveva presentato una SCIA per pubblico spettacolo con capienza massima di 200 persone. Sulla carta era un club all’aperto con braceria e pizzeria. Nella realtà delle notti estive, con musica e dj fino all’alba, la Polizia Amministrativa della Questura di Bari ha trovato circa 800 persone. Quattro volte il limite. I video sui social confermavano tutto. La Procura di Trani ha disposto il sequestro preventivo con l’ipotesi di esercizio senza licenza. L’ultimo evento pubblicizzato era un sunset del 2 giugno. Non ci sarà il prossimo.
L’effetto domino è immediato: un altro locale della zona annulla gli eventi in programma in attesa di chiarimenti normativi. La Questura avvia verifiche su tutti i locali del litorale.
C’è un piano della sicurezza che spesso si dimentica, quello che riguarda non il pubblico in sala ma chi lavora ogni notte in quei locali: baristi, addetti alla sicurezza, tecnici del suono, personale di servizio. Il D.Lgs. 81/2008 — il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro si applica a pieno anche nei locali di intrattenimento, con obblighi precisi a carico del datore di lavoro: il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) deve essere completo e aggiornato, coprire il rischio rumore, il rischio chimico legato ai prodotti di pulizia, il rischio da lavoro notturno, lo stress lavoro-correlato e le condizioni microclimatiche nei locali affollati. Non basta averlo redatto anni fa: ogni variazione dell’attività come trasformare una braceria in una discoteca impone un aggiornamento.
La Circolare del Ministero dell’Interno n. 678 del 15 gennaio 2026 ha introdotto un ulteriore cambio di paradigma: nel calcolo dell’affollamento ai fini della sicurezza non si considerano più solo i lavoratori subordinati, ma il totale degli occupanti presenti a qualsiasi titolo staff, clienti, fornitori. E l’obbligo di redigere il Piano di Emergenza e adottare le misure di gestione della sicurezza antincendio (GSA) scatta per qualsiasi locale aperto al pubblico con più di 50 persone contemporaneamente presenti, anche se l’azienda ha meno di dieci dipendenti. Una soglia che qualsiasi locale notturno supera dalla prima serata.
Sul fronte degli impianti, le verifiche periodiche previste dal D.P.R. 462/2001 sono l’altro grande punto critico. Il datore di lavoro è responsabile della denuncia dell’impianto elettrico di messa a terra all’INAIL tramite il portale CIVA entro trenta giorni dalla messa in esercizio, e della richiesta di verifica periodica ogni due anni per i locali classificati a maggior rischio incendio, ogni cinque per gli altri. La verifica viene eseguita da organismi privati notificati, accreditati ACCREDIA e abilitati dal Ministero delle imprese e made in Italy, copre la messa a terra, gli impianti di protezione dalle scariche atmosferiche e, dove presenti, gli ambienti con rischio di esplosione. Nei locali di pubblico spettacolo si aggiunge la norma CEI 64-8, sezione 752, aggiornata nel 2024, che disciplina specificamente gli impianti elettrici nei luoghi di intrattenimento: quadri elettrici, circuiti di sicurezza, illuminazione di emergenza, alimentatori per i sistemi di rivelazione incendi.
Al momento del sopralluogo della C.C.V.L.P.S., il gestore è tenuto a presentare il registro dei controlli periodici sull’impianto elettrico e sull’illuminazione di sicurezza, il rapporto di verifica firmato da tecnico abilitato, e la documentazione che attesta la nomina di una persona formata sugli interventi di manutenzione sia fuori tensione che in tensione. Carta che non si improvvisa all’ultimo momento.
Quello che in pochi vedono, dietro la facciata luminosa di un locale aperto, è il lavoro silenzioso di una catena di professionisti senza i quali nessuna agibilità dovrebbe essere concessa e mantenuta. Per ogni locale di pubblico spettacolo servono un esperto in elettrotecnica che certifichi impianti e quadri, valuti il rischio fulminazione e aggiorni la verifica ogni cinque anni; un tecnico antincendio che rediga il piano di sicurezza, formi il personale e garantisca la conformità dei materiali di rivestimento e arredo; un professionista in acustica ambientale per l’impatto sonoro verso l’esterno; un medico o tecnico ASL per legionella, radon e igiene; un ingegnere strutturista per collaudo statico e carichi sospesi. Ognuna di queste figure risponde a un rischio reale: un pannello fonoassorbente non certificato brucia in secondi, come insegna Crans-Montana; un sistema di tralicci sovraccarico può cedere su una pista da ballo affollata.
Per i gestori che hanno sempre delegato queste incombenze o le hanno affidate a professionisti compiacenti, il cambio di passo è netto. La C.C.V.L.P.S. esige che queste figure siano presenti fisicamente durante il sopralluogo, con la documentazione aggiornata in mano. Il mercato dei consulenti tecnici specializzati in pubblico spettacolo sta già registrando un aumento delle richieste. Chi non si è mosso in tempo rischia di trovarsi, al momento del blitz, senza le risposte giuste.
C’è un meccanismo che chi lavora nel settore conosce bene. Ogni volta che succede qualcosa di grave i controlli aumentano, qualcuno si mette in regola, la pressione si allenta. Poi la stagione riparte e si torna a prima. Il problema non è la malafede diffusa, ma una struttura di incentivi che premia chi taglia le scorciatoie: più persone dentro significa più ricavi, i documenti si lasciano scadere, le licenze si usano per attività diverse da quelle dichiarate.
Stavolta qualcosa potrebbe essere diverso. La tragedia di Crans-Montana ha lasciato un segno difficile da rimuovere, sei ragazzi partiti per festeggiare il nuovo anno e tornati in bare bianche su un volo di Stato. I primi sequestri sul litorale barese sono un segnale che la stagione dei controlli non si ferma con l’estate. Chi gestisce un locale farebbe bene a non aspettare il prossimo blitz per scoprire se i propri documenti sono in regola.
Ing. Giuseppe Cannarozzo